L'Enciclopedia del Calcio Mondiale

Albania

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LA STORIA.

 

In Albania il calcio venne diffuso dagli italiani che occuparono il paese alla fine della prima guerra mondiale. La federazione fu però fondata solo nel 1930, e due anni più tardi entrò a far parte della Fifa. Il primo campionato si disputò proprio nel 1930 e vide la vittoria dello Sport Klub di Tirana, unico club ad essere sempre rimasto nella massima serie.

Il torneo proseguì fino al 1937, quando venne interrotto a causa dell’instabile situazione politica del paese. Alla fine della seconda guerra mondiale fu proclamata la Repubblica Popolare di Albania. Il campionato riprese nel 1945 con una formula organizzata su vari gironi, per ovviare alle difficoltà di spostamento sul territorio. Il primo titolo del dopoguerra fu conquistato dal Vllaznia di Scutari. Nel 1948 fu inaugurata anche la coppa nazionale, che vide il successo del Partizani di Tirana, la squadra dell’esercito. In realtà un’edizione della coppa era già stata disputata nel 1939. Il campionato assunse di nuovo, e in via definitiva, la formula originaria a girone unico nella stagione 1949.

L’Albania partecipò per la prima volta alle qualificazioni per i Mondiali nell’edizione del 1966. In quell’occasione, in sei partite la squadra riuscì a ottenere solo un pareggio con l’Irlanda del Nord, a Tirana il 24 novembre 1965 (1-1). Per quanto riguarda gli Europei, la Nazionale esordì nel 1964 e, grazie al ritiro della Grecia, riuscì ad approdare agli ottavi di finale. Dopo un’ottima prestazione in cui superò la Danimarca per 1-0 a Tirana, la selezione in maglia rossa fu purtroppo sconfitta a Copenaghen per 0-4. Attualmente la Nazionale albanese è allenata dall’italiano Giuseppe Dossena.

Il dittatore comunista Enver Hoxha aveva mantenuto il paese sotto l’influenza sovietica, per poi intrattenere rapporti privilegiati solo con la Repubblica Popolare Cinese. La scomparsa di Mao (1976) provocò il totale isolamento dell’Albania, che terminò solo con la morte di Hoxha nel 1985. Le prime elezioni libere del 1991 non servirono a far uscire il paese dalla crisi economica e istituzionale. Iniziò un esodo di massa, specialmente verso l’Italia, facilmente raggiungibile anche con imbarcazioni di fortuna.

Con la caduta del regime la federcalcio, pur tentando di limitare la crisi in ogni modo, si trovò di fronte al vuoto di potere che immobilizzava il paese. La situazione era così preoccupante che l’Uefa decretò l’esclusione delle squadre albanesi dalle coppe europee per il 1992, motivando quella decisione con la mancanza di sicurezza per le squadre ospiti. A complicare le cose, nel 1992 si verificarono alcuni episodi di aggressione verso gli arbitri, che indussero la federazione a far disputare tutte le partite in campo neutro.

Le società di club si ritrovarono prive dei finanziamenti statali, ad eccezione delle due squadre sponsorizzate dai ministeri, Partizani e Dinamo. Anche per questo motivo i migliori giocatori si trasferirono all’estero, prevalentemente in Italia e in Germania. Un lento ritorno alla normalità è iniziato nel 1994, quando sono arrivati nel paese alcuni sponsor di buon livello. Ciò ha permesso, quanto meno, di frenare l’emorragia dei calciatori verso l’estero. Poco a poco i tifosi sono tornati negli stadi e, fatto ancor più importante, le squadre sono state riammesse alle competizioni europee.

Fino alla stagione 1989/90, la prima divisione contava dodici club e la seconda era organizzata su tre gironi di dodici o tredici squadre ciascuno, suddivisi con criteri geografici. Oggi in prima divisione competono dieci squadre, così come nella serie cadetta. Alla coppa nazionale partecipano anche numerose squadre dilettantistiche, aziendali, universitarie e scolastiche; la finale si gioca l’11 gennaio, festa della Repubblica.

I club albanesi non sono mai riusciti a superare il secondo turno delle coppe europee. I risultati migliori sono stati ottenuti dal 17 Nentori (oggi SK Tirana), che raggiunse gli ottavi di finale in Coppa dei Campioni (1982/83) e gli ottavi di finale in Coppa delle Coppe (1986/87), e dal Flamurtari che disputò gli ottavi di finale della Coppa Uefa 1987/88.

La stagione agonistica va da settembre a maggio. Sono tesserati circa 7.400 giocatori e i club iscritti alla federazione sono una sessantina. Nel “paese delle aquile” esiste anche un campionato Under 21 e altri tornei riservati alle categorie giovanili. Fino a pochi anni fa non era prevista alcuna campagna trasferimenti, tutti i club erano statali e la federazione stessa decideva eventuali passaggi da una società all’altra. Oggi anche il calcio risponde a criteri di libero mercato. Verso la fine del 1990 fu introdotto un premio partita, per invogliare gli atleti a dare il meglio di sé in campo, e fu anche creata una lotteria simile al Totocalcio italiano.

Le squadre più famose sono la Dinamo, il Partizani, l’SK – tutte e tre di Tirana, il Flamurtari di Valona, il Teuta di Durazzo, l’Apolonia di Fier e il Vllaznia di Scutari. Tra i giocatori più popolari citiamo gli attaccanti Mirtaj e Tare, entrambi impegnati nel campionato italiano.

Lo stadio nazionale è il Qemal Stafa di Tirana, che dispone di 20.000 posti. Gli altri impianti principali sono il Loro Boriçi di Scutari (16.000), il Niko Dovana di Durazzo (15.000), il Jani Kosta di Berati (14.000), il Flamurtari di Valona (13.000), il Selman Stërmasi dell’SK di Tirana (12.000).

 

 

 

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